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Rischio Legionella: valutare e prevenire

ARTICOLO SCRITTO DA: Estambiente NEWS

#INSERITO IL: 28 ottobre 2014

#CATEGORIA: Eccellenze

#ARGOMENTI: Legionella, rischio biologico

Il più delle volte trascurato, il “rischio Legionellosi” in realtà rappresenta un “rischio lavorativo” a tutti gli effetti, di carattere biologico, da valutare nel Documento di Valutazione dei Rischi aziendale, come prescritto dall’articolo 271 Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81. Tale articolo di legge fa riferimento all’Allegato XLVI – “Elenco degli agenti biologici classificati”, in cui la Legionella è classificata di “gruppo 2”, ovvero “agente che può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghi nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche” (articolo 268 comma 1 lettera b) Decreto 81/2008).

Legionella

Il batterio della legionella al microscopio elettronico (Foto ARPA Molise)

In estrema sintesi, le Legionellosi sono malattie infettive segnalate con sempre maggiore frequenza negli ultimi anni, anche per il progressivo invecchiamento della popolazione, e per l’affinarsi delle metodologie diagnostiche.

Il batterio della Legionella vive in ambienti umidi, sia naturali, sia artificiali, con in evidenza, per quanto d’interesse, i principali impianti tecnologici idrici: vasche per idromassaggio; piscine; valvole e rubinetti in genere; nebulizzatori per lavandini, vasche e docce; apparecchiature per la terapia respiratoria assistita; tubazioni, boiler e serbatoi d’accumulo; impianti di condizionamento di vario genere etc.
La presenza del batterio è inoltre favorita da altri fattori: acqua calda (in particolare nell’intervallo di temperatura da 25 a 45 gradi centigradi) e/o stagnante (i cosiddetti “rami morti” degli impianti idrici), presenza di aerosol (docce, vasche, lavandini, aeratori dei rubinetti, bidè, idromassaggi etc.), presenza del cosiddetto biofilm e di incrostazioni, e altro ancora.

La trasmissione della Legionella è correlata, in particolare, all’inalazione d’aerosol e/o a micro aspirazione di acqua contaminata, in particolare nei seguenti, principali casi:

  • esposizione all’acqua calda delle docce;
  • uso di apparecchiature per aerosol o per nebulizzazioni (umidificatori);
  • gorgogliatori per ossigenoterapia.

Fortunatamente, per persone “sane” l’infezione è una possibilità definita “molto rara”, mentre viceversa rappresenta un pericolo concreto per soggetti anziani e già debilitati, o affetti da altre patologie. Su tale base, possiamo facilmente identificare i luoghi maggiormente esposti al “rischio Legionella”: ospedali, case di cura, residenze per anziani (RSA), studi odontoiatrici, alberghi, impianti termali e ricreativi (palestre, piscine,idromassaggi) etc.

Come prevenire

Premesso che la Legionella resiste ai normali processi di potabilizzazione, al fine di ridurre al minimo questo rischio, i responsabili delle strutture citate, e più in generale tutti i datori di lavoro, devono predisporre e attuare un piano di monitoraggio e di prevenzione del “rischio Legionella”, essenzialmente basato sulle seguenti fasi:

  • analisi e valutazione degli impianti idrici di pertinenza e dei “punti critici”;
  • periodici campionamenti dell’acqua in tali “punti critici”, per la ricerca della Legionella (in assenza di casi pregressi, tipicamente ogni sei o dodici mesi);
  • in presenza del batterio, specifiche azioni di bonifica (shock termico, iperclorazione etc.) seguite da campionamenti ravvicinati di verifica;
  • periodiche operazioni di manutenzione degli impianti idrici;
  • tenuta di un “registro d’impianto”, con attestazione documentale dei vari interventi eseguiti.

Est è in grado di fornire tutto il supporto necessario, sia all’esecuzione dei campionamenti di controllo, sia nella progettazione di un’adeguata bonifica.

Oggi Treviso

23/07/2015

Addio pesticidi, benvenuto ozono

Dal Consorzio del Prosecco un nuovo studio

Benvenuto Ozono

 

SAN PIETRO DI FELETTO - Utilizzare un elemento presente in natura, l’ozono, per difendere le viti dagli attacchi dei parassiti. È questa l’ultima frontiera degli studi avviati dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore in tema di sostenibilità ambientale. Si tratta di “Residuo 0”, un progetto finanziato nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Veneto 2007 – 2013, che propone l’utilizzo dell’ozono e dell’acqua ozonizzata ed elettrolizzata in viticoltura come tecniche alternative o di supporto all’utilizzo delle sostanze chimiche tradizionali nella difesa da patogeni e nella sanificazione delle cantine. Una sperimentazione innovativa che sarà presentatavenerdì 17 luglio, alle 20.30, presso la Barchessa Comunale in via Marconi, 3 a Rua di Feletto.

 

Tra gli obiettivi di questo studio vi è quello di ridurre i trattamenti chimici e i residui sulle uve, il tutto a vantaggio dell’ambiente e di chi vi abita e lavora. “Residuo 0” si propone di diminuire sensibilmente anche l’impiego di sostanze chimiche tradizionalmente utilizzate in viticoltura ed in enologia, nella difesa da patogeni e nella disinfezione delle cantine. I trattamenti ecocompatibili sono stati sperimentati grazie alla creazione di due diversi prototipi: un macchinario per la produzione di acqua elettrolizzata sufficiente per la dispersione in campagna secondo le metodologie utilizzate tradizionalmente dalle aziende e la realizzazione di un secondo tipo di strumento, di ridotte dimensioni e quindi trasportabile nei vigneti, in grado di produrre acqua ozonizzata, utile per un lavaggio delle uve con la rimozione dell’inquinante chimico. Il lavoro è il frutto di alcuni anni di indagine sull’influenza dell’impiego di questa tecnologia per la difesa della vite. Una ricerca sulla quale il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore ha voluto investire in continuità con l’incessante impegno in nome di una viticoltura sempre più green.

 

"Il nostro intento è quello di ridurre sempre più l’utilizzo dei prodotti fitosanitari nell’area del Conegliano Valdobbiadene – spiega il presidente Innocente Nardi -. Studi come questo evidenziano come la nostra sia una realtà all’avanguardia in tema di sostenibilità ambientale". I risultati, anche in questo caso, sono soddisfacenti. "Da questo studio emerge come l’applicazione di uno schema di lotta integrato che includa l’uso di acqua ozonizzata o elettrolizzata, determinerebbe una riduzione delle popolazioni fungine e batteriche comparabile a quella determinata dall’uso dei soli trattamenti chimici – spiega Filippo Taglietti, tecnico del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore-. In considerazione del fatto che le acque ozonizzate ed elettrolizzate non rilasciano residui sulle piante e nell’ambiente, il loro utilizzo è un’alternativa da prendere in considerazione allo scopo di ridurre l’impatto sull’ambiente nelle aree viticole causato dall’impiego di prodotti chimic".

 

Il progetto ha coinvolto differenti tipologie di aziende con lo scopo di attuare la sperimentazione in differenti condizioni produttive, tecniche e ambientali e facilitare, così, l’applicabilità e la diffusione dell’innovazione nella realtà produttiva regionale e nazionale. Vi collaborano in qualità di partner, l’azienda Bisol Desiderio & Figli, Perfect Wine, il CNR-IPSP (consiglio nazionale delle ricerche – Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante), il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore ed il Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave. La sperimentazione è stata condotta da Cristian Carboni (consulente esterno R&D del progetto e ozone application specialist di De Nora Spa NEXT, business unit di De Nora SpA), da Francesco Lonardi (Perfect Wine-Spin Off Università degli Studi di Verona) e da Violetta Ferri (consulente esterno del progetto e R&D Specialist di De Nora NEXT, business unit di De Nora SpA).

 

L’utilizzo di prodotti privi di effetto residuale e altamente sostenibili è solo uno dei tanti progetti avviati negli ultimi anni dal Consorzio di Tutela per rendere la viticoltura ancor più rispettosa dell’ambiente. Nell’incontro di venerdì 17 luglio a Rua di Feletto si potranno conoscere nel dettaglio i vantaggi di questo studio.

http://www.oggitreviso.it/addio-pesticidi-benvenuto-ozono-114895

ACQUA ALL'OZONO

La Stampa 12/01/2011

Morti per legionella nella casa di cura.

Indagato il titolare

Fin dal 2002 colonie del batterio presenti nelle tubazioni dell'acqua

Quattro casi di legionella, tre anziani morti nella «Casa di ospitalità e cura San Vincenzo», un palazzone collinare, al 49 dell’omonima strada. La gestisce dal 1994 una famiglia, padre e due figli, già impegnati nel settore immobiliare. Sulla scheda del servizi assistenziali del Comune, visionabile in internet, c’è solo il nome di un «responsabile»: Asuncion Mendez. Guariniello ha indagato per omicidio colposo i primi o almeno il capofamiglia: Paolo Garoglio, 61 anni, presidente del consiglio di amministrazione della srl.

Oltre il cancello, un giardino e, varcato l’ingresso, un androne scuro con vecchine tenere in attesa dei parenti. C’è chi ha anche cagnolini con sé, per compagnia nei lunghi giorni e notti di solitudine dell’ultima età. Ad andarci di persona o a telefonare il risultato è lo stesso: di Garoglio padre e figli mai l’ombra, si prova con la Mendez, non c’è nemmeno lei. La giovane receptionist e centralinista, nella sua stanzetta formato acquario, pure lei sudamericana non fa mai una piega: prende nota del nostro numero e annuncia senza convinzione che verremo richiamati.

Forse c’è un po’ di imbarazzo ad affrontare questa storia che dura dal 2002: primo morto per legionella, l’Asl interviene e fa intervenire i tecnici dell’Arpa. Le analisi forniscono un quadro spaventoso: nelle tubazioni dell’impianto idrico della casa di riposo vengono rintracciate cinquanta mila Ufc, cioè Unità formanti colonie del batterio killer, conosciuto come legionella. Valori che, secondo le linee guida della Conferenza Stato-Regioni del 2000, impongono immediatamente di risanare gli impianti «decolonizzandoli».

In questi casi, i trattamenti indicati sono i più drastici: choc termico e iperclorazione. Le carte dimostrano che si sono fatti: le convenzioni con Comune e Regione sono salve, la casa di riposo è riaccreditata. L’Asl di zona si tranquillizza. Sino a che sulla casa di riposo collinare cala l’interesse di Guariniello.

E’ il 2010, il magistrato, dopo tutti quei morti alle Molinette per la legionella, dispone controlli su case di cura e riposo, oltre che su alberghi e pensioni della città. La San Vincenzo ci finisce in mezzo e l’Arpa, questa volta, vi rintraccia 3200 unità formanti colonie. Non è più allarmissimo, ma oltre quota mille c’è ancora da preoccuparsi. E gli ispettori del magistrato, spulciando fra le carte della San Vincenzo, vi rintracciano altri due decessi e un quarto caso, per fortuna senza conseguenze letali, di legionella. L’ultimo nel 2009.

I posti letto, per autosufficienti e no, sono 110. Poteva finir peggio, ma tre morti ci sono stati, donne e uomini. E il fatto che la legionella non sia stata eliminata dalle tubazioni in ben otto anni è motivo di preoccupazione anche per come si svolgono i controlli Asl quando non li ordina Guariniello.

SIC Sanità in cifre,   21/03/2011

Tumore alla vescica: fra le cause il cloro in piscina

 

Deumidificazione Muraria

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